PIERLUIGI ALBERTONI
Nasce a Milano il 7 dicembre 1934.
Dopo gli studi in storia dell’arte, scenografia e regia, collabora con Giorgio Kaisserlian alla Galleria San Fedele di Milano e come freelance, con quotidiani e settimanali.
Nel 1968 realizza il mediometraggio sperimentale Anna Blume, titolo tratto dalla poesia di Kurt Schwitters.
Nel 1969 si trasferisce a Roma dove realizza più di 60 cortometraggi tra cui:
Non son passati gli anni su Rafael Alberti; No Passaran, Jose Ortega; Scomunicazione, Mimmo Rotella; Eredi della solitudine, Karl Plattner; In quella stanza, Fabrizio Clerici; Tempo Spazio Movimento, Toti Scialoja; Spettacolo e quotidiano, Alice Gombacci; Magiche presenze in un castello, Pietro Canonica; La traversata degli emblemi Giusepe Zigaina; Codice ideografico, Gastone Novelli; La fiaba, l’incantesimo il ricordo, Giosetta Fioroni; Prima che un paesaggio, Pino Reggiani. Tutti premiati.
Dirige Opere on Air con testi di Alberti, Wilder, Bruckner, Cambria.
A Parigi oltre ad allestire mostre d’arte, cura la regia di alcuni spettacoli teatrali su Pulcinella e il teatro dell’Arte.
Viaggia nelle capitali europee, e a Cracovia incontra Tadeus Kantor e il Teatro di Cricot 2.
Come scrittore ha pubblicato:
Poesie
Il Signor X (Racconto con acqueforti di Renzo Margonari); Ed. L’incontro, Mantova
Struggendo l’ombra alla scacchiera, (sette poesie con xilografie di Alessandra Bonelli); Ed. Muggiani Milano
Carte ; Ed. Essere, Roma
La città, il pubblico, il privato; Ed. Il Ventaglio, Roma
Icaro dove; Ed. Il Libroitaliano Word, Ragusa
L’uomo assediato; Ed. Il Libroitaliano Word, Ragusa
Colpito al cuore; Ed. Il Giano, Roma
Teatro
Danza ancora Salomè e Ivry-sur-Seine; Nicola Calabria Editore, Patti (Messina)
La Fedra di Valona (oratorio a più voci); Giano Editore
Romanzo
Fine della corsa; Piero Manni, Editore, Lecce
Racconti
Fantastico quotidiano; Gangemi Editore, Roma
E’ presente nelle Antologie:
Poeti italiani contemporanei; Tempi Moderni e nel Lunario di Poesia, anni 2004/2010/2011
.
Studioso del Fantastico, dal 1999 dirige il Laboratorio del Fantastico.
Note
di Silvana Pedrini
Pierluigi Albertoni ama Celine e Artaud, è profondo conoscitore ed estimatore della pittura surrealista e tutto ciò trapela in ogni riga dei suoi scritti.
Lui affronta i temi del quotidiano in modo particolare, quasi documentaristico. D’altronde nel passato ha realizzato molti documentari sull’arte e altro.
Le sue storie si snodano su di un terreno apparentemente normale sotto il quale brulica però una certa magia, un flessuoso movimento di allucinazioni, di frammenti onirici, respiri deliranti di un affannoso vivere quotidiano.
Albertoni è (essenzialmente) un narratore visivo per storie di normale quotidianità con un finale a sorpresa che ci riporta ad un oggi abitato dalla voglia del sogno, anche se tragico.Ma che cos’è la realtà per lui? Forse una malsana fuga dal sogno?Personaggi come incubi, tristi risvegli alla vita, deliri dissacranti e dissacrati da un’ironia salvifica. Gli strani esseri che alimentano la trama esistenziale dei racconti di questo autore, milanese di nascita ma romano d’adozione, ci prendono per mano conducendoci ad occhi bendati su un percorso abitato dalla normale, inevitabile mostruosità del vivere.
L'uomo assediato
In questa nuova raccolta di poesie, l'autore continua quel discorso monotematico sulla situazione esistenziale dell'uomo d'oggi, iniziato in poesia con La città. il pubblico e il privato, e in prosa con il romanzo:Fine della corsa. Idealmente è il personaggio Andrea che ritorna o uno dei tanti sfigati compagni di strada dell'autore. Nelle trentotto liriche della silloge, l'attenzione questa volta si posta sugli uomini che, per età, hanno quasi del tutto compiuto il corso della vita. Sono loro che devono tenere duro, non lasciarsi condizionare, portare con piglio la croce, ma sono pure loro quelli che hanno "innalzato cattedrali in aree di vento." Certo negli anni hanno anche compiuto qualche azione riprovevole o si sono lasciati sviare dal canto lusinghiero delle sirene, però, prima che "la saetta irrompa su di loro" devono trovare la forza "di riannodare il filo del destino, ritrovare il respiro che li ha generati."
Fine della corsa
Siamo negli anni '70, sul litorale dell'Argentario, in una giornata uggiosa di novembre. Andrea Sperati, d'anni 42, da Cassolnovo (Vigevano), tappezziere, da un po' d'anni residente a Roma, giocatore sfigato, sposato e separato con Maria Rita, detta Mita, attende l'attimo giusto, per immergersi nelle onde e farla finita. E' in fuga da Catanzaro ultima tappa della sua vita tribolata, dove ha chiesto ospitalità a Laura sua ex-amante.
Moglie di Guido (autista della Regione Lazio) e madre di Betta al tempo sedicenne, Laura aveva, per otto mesi, convissuto con Andrea, per poi abbandonarlo e partire per Catanzaro dove l'attendeva il fratello.
Per Laura l'impatto con la città calabra è difficile, poiché alla diffidenza della gente, si aggiunge il malumore di Betta, che considera il trasferimento una specie di residenza coatta. Un giorno, inaspettatamente (giustificando la sua presenza lì, con un fantasioso quanto improbabile impegno di lavoro) arriva Andrea. La verità è che l'uomo non può più stare a Roma, tallonato com'è dai cravattari: non ha più una casa, né un laboratorio, né amici, vorrebbe rinsaldare l'unione e ottenere ospitalità, ma la donna non può accoglierlo, vive con il fratello e non saprebbe come giustificarlo e farlo accettare. Così gli da dei soldi e lo abbandona al suo destino. Andrea, sempre alla ricerca di una bisca dove sfogare la sua passione, s'imbatte in Cicciò e in Mario Cicchettani, due imbroglioni, i quali affastellando mastodontici affari, dicendosi titolari di un ben avviato studio di P.R., lo alleggeriscono anche degli ultimi spiccioli. Ad Andrea non resta quindi che tornare a vivere nella sua vecchia auto dove nella notte, viene, suo malgrado, coinvolto in una rissa tra due ragazze e due loschi figuri. Nella colluttazione una delle due ragazze (Giusy) è ferita, e Andrea per soccorrerla, accetta di accompagnarla con l'amica Malù, a Copanello. Hippy all'italiana, Giusy e Malù sbandierano teorie di Reich e Marcuse sull'amore libero, la coppia aperta, la gestione personale dell'utero, salvo poi, una sera, più ubriache e fumate del solito, invece di ritirarsi come normalmente facevano a scambiarsi effusioni nella loro camera, le continuano in soggiorno, mettendo Andrea, pure lui mezzo fatto, nella condizione di equivocare e buttarsi su di loro. Preso dalla libidine, Andrea interpreta la libertà di costumi, come un chiaro invito a partecipare, ma Giusy (la più autoritaria e mascolina delle due ) non gradisce l'intrusione e con un cazzotto al plesso solare, lo manda a K.O. Chi ti cririra? - gli urla - Chi t'avije miso intra a capa? Se ci hai i spermatozoi, vatti a scaricare con relativa e accurata precisazione del posto. La convivenza chiaramente non può più continuare e Andrea è di nuovo costretto a chiedere aiuto a Laura. Questa volta libera dal fratello (trasferitosi per lavoro in Germania), Andrea è accolto, ma incapace com'è di accettare una convivenza normale, insidia Betta e la obbliga a diventare sua amante. Grimaldello per l'accettazione sono le P.R. Betta di sabato, nelle discoteche curate dal due Cicciò, Cicchettani, fa ufficialmente le P.R. La verità è che si vende a uomini desiderosi d'affetto. Sia Andrea che Betta si ammalano. La diagnosi del dottor Mazzetti non lascia dubbi è Sifilide. I due si rimpallano l'accusa di essere l'untore. L'uomo, povero e malato, si rimette in viaggio fino all'Argentario, dove
Questi succintamente i fatti, pretesto per divagazioni sulla vita di coppia, l'amore, l'adulterio, i patrinaggi politici, le grandi speranze e le piccole certezze, i figli dei fiori e tutti gli altri vizi e le poche virtù, che hanno caratterizzato gli anni Settanta. I personaggi calabresi si esprimono in dialetto o meglio in una calata calabra riportata e scritta da un lombardo.
ti avevano liberato
Ti avevano liberato per PUNIRTI
con spocchiosa arroganza.
D'altronde lo sapevi, erano gli stessi
fustigatori d'interessi di ieri
gli imbonitori nazionali delle
SPERANZE SOCIALI.Quelli che ti hanno voluto spacciare
la salvezza come pietà,
propagandare una becera realtà
basata però, sull'economia;
su una precisa legge di mercato
che ti dice: se hai pagato
hai diritto all'eternità. DOVE?In un al di là nascosto, opposto
al di qua che conosciamo:
un luogo di delizie in cui possiamo
liberarci da tutte le catene scordare
le nostre pene vivere in pace da nullità.
Per egoistica disciplina hanno avuto successo!Così adesso in noi c'è sgomento,
c'è rancorosa ragione, perversa
rassegnazione che ti fa dubitare.
Morale:SI DEVE SPERARE ?
Ferocia incentrata
Ferocia incentrata
su interessi personali
su condizioni sociali,
che giustificano
la nullità della vita.
Il morto addolora
e riempie di tristezza
parenti e amici
almeno quando non
sono felici per la
repentina scomparsa.
MA LO STERMINIO?
Ah, lo sterminio
è ben diversa cosa!
E' una pietà lussuriosa
tutta da gustare!
C'è la tragedia che fa
esaltare e straparlare
chi si sa compenetrare
nello stigmatizzare.
C'è la difesa della razza;
il sofisma ideologico,
i meticciamenti salottieri,
la furbizia dei banchieri
che ci sanno speculare.
Gli eccidi di massa
(occorre convenirlo)
sono un affare!
NON LASCIATEVELO SCAPPARE








